Come Funziona un Elettrobisturi

Come Funziona un Elettrobisturi

L’elettrobisturi, conosciuto anche con il nome di bisturi elettrico o unità elettrochirurgica è uno degli strumenti più importanti tra quelli utilizzati in ambito chirurgico.

Questo strumento utilizza correnti elettriche ad alta frequenza ed è dotato di un generatore elettrochirurgico che trasforma appunto l’energia elettrica in corrente ad alta frequenza. Al generatore è collegato l’elettrodo attivo che crea un effetto termico con i tessuti, riscaldandoli.

La funzione dell’elettrobisturi è quella di tagliare e coagulare i tessuti ed il modello da scegliere varia in base alle procedure chirurgiche che si andranno ad eseguire.

 

Elettrobisturi a Radiofrequenza, Bisturi ad Ultrasuoni, Bisturi a Risonanza Molecolare

Come abbiamo già detto esistono diverse tipologie di elettrobisturi e ognuno di questi modelli varia in base all’utilizzo chirurgico. Può essere utilizzato per la:

  • Chirurgia endoscopica;
  • Chirurgia Cardiaca;
  • Chirurgia Dentale;
  • Chirurgia Estetica o Dermatologica.

Il Bisturi elettrico a radiofrequenza o ad alta frequenza trasforma la corrente della rete elettrica in corrente ad alta frequenza che supera i 200 kHZ (KiloHertz). È sicuramente il dispositivo maggiormente utilizzato in ambito chirurgico.

I Bisturi ad ultrasuoni, come facilmente intuibile, sono bisturi dotati di un generatore ad onde ultrasoniche e di manipoli ad ultrasuoni che possono avere una forma a pinza o ad uncino. Tali manopole sono capaci di oscillare ad altissima frequenza e la coagulazione avviene quando gli ultrasuoni rompono i ponti di idrogeno delle cellule. Il taglio invece si ottiene tramite cavitazione, ovvero un fenomeno che consiste nella formazione di zone di vapore all’interno di un fluido, che poi implodono.

Il Bisturi a risonanza molecolare si differenza da quello ad alta frequenza perché non produce calore. Si avvalgono infatti di onde ad alta frequenza combinate in modo particolare che rompono i legami molecolari senza comportare l’aumento di energia cinetica del tessuto ed è una tecnica considerata meno invasiva.

 

Elettrochirurgia Monopolare ed Elettrochirurgia Bipolare

Dal punto di vista tecnologico gli elettrobisturi vengono suddivisi in elettrobisturi per chirurgia monopolare e bipolare.

L’Elettrochirurgia monopolare viene utilizzata nella maggior parte delle procedure chirurgiche e costituisce la più comune sorgente di EMI.

Comprende i bisturi che utilizzano un unico elettrodo attivo che svolgerà la funziona di elettrodo neutro. Questo elettrodo a contatto con il tessuto, trasmette la corrente elettrica ad alta frequenza che viene prodotto dal generatore e questo processo permette di ottenere l’effetto desiderato. La corrente poi defluisce attraverso il corpo del paziente arrivando all’elettrodo neutro e chiudendo in questo modo il circuito elettrico. Si tratta comunque di una tecnica molto indicata soprattutto per l’asciugatura di grandi quantità di tessuto.

L’Elettrochirurgia bipolare invece prevede che la corrente ad alta frequenza venga trasmessa da un elettrodo attivo ed esca attraverso un elettrodo neutro, situato affianco, senza circolare nel corpo del paziente. Solitamente si utilizza una pinza bipolare che ha appunto un elettrodo attivo su un’estremità ed un elettrodo neutro sull’altra estremità, limitando il passaggio di corrente solo alle due estremità della pinza. È una tecnica utilizzata soprattutto per i pazienti dotati di pacemaker in quanto non comporta rischi di ustioni o di folgorazioni.