Che cos’è una partita IVA e come aprirla
La decisione di aprire una partita IVA si rivela spesso molto difficoltosa, soprattutto se si pensa di lavorare con ritenuta d’acconto (non superando dunque i 5000 euro lordi di fatturato annuale) o, in base alla professione propria, pagare diritti d’autore.
In realtà, avere una partita IVA conferisce serietà alla libera professione, elevandola a livello delle altre realtà aziendali. Così, al tempo e agli sforzi del lavoratore autono viene riconosciuto il giusto merito.
Nello specifico, una partita IVA è quel codice identificativo ad 11 cifre che permette di individuare in maniera certa le specificità del contribuente, che potrà lavorare, proporre ed acquistare servizi. Possono aprire una partita IVA tutti i professionisti autonomi, nonché le aziende.
Per rendere più semplice il procedimento, entro 30 giorni dall’avviamento della propria attività, con la Comunicazione Unica (sul sito della Camera di Commercio) si possono richiedere codice fiscale e partita IVA, l’iscrizione all’INPS, INAIL e, se necessario, al Registro delle Imprese.
Partita IVA: libera professione o ditta individuale?
Se si rientra nella categoria di libero professionista, all’apertura della partita IVA bisogna compilare il modello AA9/7 della sezione INPS relativa i lavoratori autonomi, se invece si esercita la professione di giornalista, sarà necessaria l’iscrizione all’ente di previdenza ENPALS. Se infine ci si definisce come ditta individuale, il modello da compilare è l’AA7/7.
In ogni caso, è necessario scegliere con attenzione il codice Ateco (‘Attività Economica’), il quale specifica il settore macro-economico della propria attività. Affinché si abbia la certezza di non tralasciare nulla, è opportuno consultare un commercialista o recarsi presso un patronato, in modo da raccogliere utili informazione relative al giusto codice Ateco, alle procedure di fatturazione e alla gestione generale dell’attività.
Un servizio interessante è quello fornito dal sito fiscozen.it, il quale, ad un prezzo annuale modico, offre servizi di consulenza 7 giorni su 7 per apertura di partita IVA, fatturazione, F24, contributi e dichiarazione dei redditi, tutto espletabile telematicamente, bypassando la necessità di un commercialista. Utili in particolare i consigli di Fiscozen su come aprire una partita IVA nel 2018.
Aprire la partita IVA in regime ordinario o forfettario: costi e differenze
In conclusione, il costo di richiesta e poi gestione di una partita IVA varia in relazione al regime finanziario al quale si aderisce. Se, come ditta, si sceglie il regime ordinario, si è tenuti al pagamento di circa 100 euro presso la Camera di Commercio, le spese del commercialista (dai 300 ai 1000 euro annui), i contributi INPS, l’Irpef e l’Irap.
Il regime forfettario, invece, presenta una tassazione agevolata al 5% durante i primi cinque anni di impresa e del 15% a partire dal sesto anno. In questo caso, i contributi INPS si attestano al 27% sul reddito dell’attività.
Ognuno dei due regimi, ordinario e forfettario, è caratterizzato da vantaggi e svantaggi, da studiare approfonditamente prima di avviare le procedure sopra descritte. In sostanza, aprire una partita IVA rappresenta la validazione come figura professionale autonoma e riconosciuta, in possesso della libertà di pattuire il prezzo del proprio lavoro, in base all’esperienza nel settore ed al tempo e risorse spesi per la realizzazione dei progetti individuali.